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Malvasia di Candia Piacentina: storia, caratteristiche, abbinamenti

20/11/2020

Le varietà di Malvasia e la storia del vitigno
Con il termine Malvasia si indica una famiglia che per ragioni storiche conta ben 17 varietà italiane.
Già nell’antichità venivano prodotti in Grecia dei vini, il più delle volte bianchi (ma talora anche rossi), provenienti da grappoli di tanti differenti vitigni con l’unico punto comune del loro appassimento al sole. Questi vini, provenienti dal Peloponneso, da Rodi e soprattutto da Creta, venivano denominati vini Cretici, e a un certo punto del Medioevo il loro punto di raccolta e di partenza per l’esportazione divenne il porto di Monemvasia, città ancora oggi esistente nel Peloponneso. Da qui partivano le navi della Repubblica di Venezia, la quale trasportava e vendeva il vino Cretico in tutto il Mediterraneo e nell’Europa del Nord, soprattutto dopo averne ottenuto nel 1200 la licenza esclusiva per il commercio.
Tanto crebbe la fama della Malvasia, che attorno al 1500 e nei due secoli successivi, divenne il vino più famoso d’Europa. Il nome, storpiato dai Veneziani, divenne prima Malvagia e poi Malvasia.
In Italia, principale paese produttore di uve Malvasia si è così creata una certa confusione per cui sotto lo stesso nome stanno un’uva dal sapore neutro come la Malvasia Lunga o Malvasia del Chianti, un’uva che dà un vino dagli aromi piuttosto erbacei come la Malvasia Istriana, un’uva quasi neutra talora appena lievemente aromatica come la Malvasia del Lazio o Puntinata, un’uva dalle sicure origini greche sì ma risalenti ai coloni di più di 500 anni avanti Cristo come la Malvasia di Lipari, uve rosse aromatiche come la Malvasia di Casorzo e la Malvasia di Schierano, uve rosse dal sapore semplice come le Malvasie di Lecce, di Brindisi e della Basilicata, e soprattutto un’uva come la Malvasia di Candia (sinonimo di Creta) Aromatica, dall’aromaticità esplosiva. Un insieme di vitigni diversi tra loro, che hanno in comune solo il nome e l’origine geografica.

La Malvasia di Candia Aromatica
Colli Piacentini hanno avuto la fortuna di aver ricevuto in dono dalla natura la più ricca e personale tra le 17 varietà di Malvasia esistenti, per giunta incredibilmente versatile, potendo dare buoni e personali vini sia frizzanti, sia fermi secchi, sia dolci passiti. È un’uva dotata di un corredo aromatico ricco e complesso, tutto da annusare nel vino dotato di aromi di agrumi (arancio, cedro, limone, mandarino, rosa), frutta a profusione (pesca, albicocca, fichi secchi, frutti tropicali, pompelmo), fiori (acacia, fresia, lavanda), note erbacee, salvia, note mielate, spezie.
È impressionante la quantità di questi profumi percepibile in molti vini di Malvasia specie fermi, e spessissimo anche nei frizzanti.

La produzione della Malvasia di Candia
La Malvasia di Candia Aromatica è generosa per la quantità d’uva da lei prodotta, con grappoli dal peso medio-grande. Questo, soprattutto se il suolo in cui questo vitigno viene coltivato è piuttosto fertile, significa mosto e vino piuttosto diluito, non particolarmente concentrato, ma ciò dal punto di vista della struttura, della consistenza: non dell’aroma, essendo la Malvasia un’uva dalla buccia spessa (quindi con una quantità di aromi già per questo non indifferente, essendo questi ultimi presenti in genere nella buccia) e in più avendo, come il Moscato e come quasi nessun altro vitigno, una notevole presenza di sostanze aromatiche anche nella polpa. Quindi, anche un vino Malvasia piuttosto magro, non consistente, può avere un aroma spiccato ed intenso. Ed è per questo che per la Malvasia frizzante non serve un severo controllo della quantità d’uva prodotta, essendo comunque straordinariamente aromatica.
Alcuni produttori, tuttavia, hanno deciso di ridurre drasticamente la produzione d’uva per pianta, grazie alla destinazione per questo vino di vigneti caratterizzati da un suolo più povero e grazie a potatura molto corta, a sfoltimento dei germogli e diradamento dei grappoli.
I proprietari della tenuta La Tosa, in particolare, hanno svolto sperimentazioni durate anni grazie alle quali hanno individuato il terreno migliore che è quello “più da vini rossi che da bianchi” e hanno capito che le estati molto calde esaltano la qualità finale della Malvasia, disvelandone così l’origine greca e mediterranea. In questo modo hanno ottenuto una straordinaria Malvasia ferma.
Con questo vitigno si producono infine dei magnifici Passiti di Malvasia come ad esempio il Passito della Tollara.

Il vigneto di Malvasia di Candia di Leonardo Da Vinci
Nel 1498 il Duca di Milano Ludovico il Moro ricompensò Leonardo con un vigneto ubicato a Milano presso Porta Vercellina ed esteso su di una superficie di 15 pertiche e tre quarti, pari a circa 8.320 metri quadrati.
Nel 1940 un incendio distrusse ciò che di quel vigneto rimaneva ancora intatto dopo 442 anni, e così in tempi recenti sono stati effettuati degli scavi che hanno consentito il ritrovamento di materiale biologico: si è provveduto all’estrazione del DNA e a successivi confronti con un numero di vitigni, ciò che ha permesso di identificare nella Malvasia di Candia aromatica le vigne appartenute a Leonardo
 
Le caratteristiche organolettiche della Malvasia di Candia
La Malvasia bianca di Candia è un vitigno a frutto bianco, con sentore di agrumi, frutta, fiori, miele, spezie.
  • colore: paglierino o paglierino scarico
  • odore: aroma caratteristico e intenso
  • sapore: secco o abboccato o amabile o dolce, sempre armonico e fresco
  • gradazione alcolica: da 10 a 13°
Abbinamenti
In generale la Malvasia è particolarmente adatta con tutti i salumi piacentini: coppa piacentina, culatello, salame, prosciutto crudo, formaggi saporiti e leggermente stagionati, ravioli e tortelli.